E dopo Start Now cosa cambia?

Una zoomata su com’è andata dopo il progetto a Palermo, La Spezia e nelle città spagnole di Huétor Tájar e Azpeitia

ultimo aggiornamento 24/01/2018 16:29:11
01_StartNow


Tanto lavoro per preparare il progetto, giorni intensissimi nel viverlo, ma poi cosa resta? Rimane solo qualche flash per l’album dei ricordi o ci sono tracce più profonde?
L’abbiamo chiesto ai protagonisti di alcune fra le ormai tantissime tappe toccate dall’iniziativa in molti paesi del mondo. 
 
Da quello che ci hanno raccontato emergono alcune note comuni.
 
La prima? Start Now dà il la (è proprio il caso di dirlo!) a un modo diverso di vivere e di rapportarsi con gli altri, basato sulla fiducia, sull’apertura, sul mettere al primo posto il bene comune e non più il proprio piccolo particolare. E questo stile continua nel quotidiano. “Quello che abbiamo vissuto è per tutti, è profondo e ti cambia la vita. È proporre una cultura diversa, quella della fraternità, della tolleranza, del rispetto”.
 
La seconda: il principale effetto è un clima del tutto speciale, che fa sentire in famiglia, dà coraggio, spinge ad agire cominciando per primi per cambiare il mondo intorno a sé, fa scoprire che “è insieme che siamo forti, non isolati. Possiamo sognare in grande se facciamo le cose insieme”. Qualcuno l’ha chiamato “spirito di fratellanza” e assicura che “non c’è nulla di più bello e di più vero che un legame tra persone che mettono il bene degli altri prima del proprio”.
 
La terza nota potremmo chiamarla condivisione: è la spinta, il desiderio di comunicare ad altri l’esperienza vissuta, di contagiarli con la gioia sperimentata, di coinvolgerli nell’impresa di migliorare il mondo lì dove si è.
“Siamo riusciti a rapportarci meglio con la gente e a volte influenzare anche altre persone a fare come noi”, ci ha raccontato un ragazzo.
E un’insegnante, parlando dei suoi alunni con cui ha partecipato al progetto: “Li sento insieme a me costruttori di un mondo migliore perché hanno saputo dimostrare di avere un’umanità profonda che io ho forse sottovalutato negli anni. Non li vedo più come ragazzi a volte immaturi, ma come persone capaci di mettersi in gioco e con cui possiamo provare a cambiare il mondo”.
 
Il desiderio di vivere nel quotidiano e diffondere questa nuova cultura fa fiorire diverse iniziative.
 
A Palermo ad esempio stanno già lavorando a una seconda edizione di Start Now 2018, per offrire ad altri questa esperienza “profonda, che cambia la vita”.    
 
A Huétor Tájar già hanno animato con lo spirito di Start Now la scorsa veglia pasquale e una tradizionale “corsa solidale”, “cercando di portare più gioia possibile”, perché “abbiamo capito – dice una ragazza – che la vita è molto meglio se accompagnata dal sorriso e della gioia nostra e di chi ci circonda”.
 
Ancora in Spagna, ad Azpeitia, il direttore di una Scuola universitaria, colpito dalla partecipazione dei giovani al Progetto, ha chiesto loro di presentarlo nella sua Università raccontando la loro esperienza.
 
E a La Spezia per guadagnare qualcosa da condividere con persone in necessità si sono inventati un pomeriggio di “lavaggio auto” a favore della Nigeria, e un fantasioso “Ballo in maschera anni Sessanta” con tanto di quote di partecipazione girate poi a un dispensario a Man, in Costa d’Avorio. A far “sentire” la fraternità, prima della festa, un collegamento via Skype con gli amici del paese africano.
 
Per finire, è preziosa anche un’altra sottolineatura corale: “tutto quello che possiamo fare può avere un respiro universale. È importante iniziare da noi, con quel poco che noi possiamo fare per costruire un mondo molto più unito”.
 
Insomma, piccoli passi ma immensi orizzonti. Sentendosi parte di un coro dove non può mancare la voce di nessuno.
 
E chissà quanti altri effetti, qua e là per il mondo, suscitati dalla condivisione del progetto Start Now. Non un bellissimo fuoco d’artificio che si spegne lasciando solo ricordi e nostalgia, ma una scintilla che accende, contagia, dilaga.