Gen Verde UK Tour: “eye contact”

ultimo aggiornamento 24/11/2015 16:46:42
2015 10 Motherwell (Scozia) 35

Siamo in Gran Bretagna da 9 settimane e la stiamo attraversando da nord a sud in un viaggio di volti, storie, incontri e rapporti che stanno riempiendo le nostre vite di doni inattesi, straordinari.  Edimburgo, Motherwell, Glasgow, Oxford, Ripon, Portsmouth, Plymouth, Newport, Liverpool, sono solo alcune delle città che abbiamo toccato finora; migliaia le persone incontrate, soprattutto giovani. Siamo state in scuole e comunità ecclesiali sia cattoliche che della “Church of Scotland”; siamo state anche nella storica Cattedrale anglicana di Ripon e naturalmente in tante sale e teatri.
No, il nostro non è affatto un tour in senso classico perché prima di cantare, ballare e suonare le parole d’ordine per noi sono guardare, ascoltare, capire, partecipare.
Prendete la tappa di Oxford ad esempio: è facile pensare a questa città come al centro accademico per eccellenza universalmente noto.  Quello che abbiamo scoperto e toccato con mano, però, sono le radici operaie dei quartieri che la circondano e la difficoltà di tante famiglie, precarietà che si riflette sui figli, appunto, i ragazzi che abbiamo incontrato.   Alla St.Gregory School i ragazzi sono di numerosi gruppi etnici, parlano oltre 40 lingue e passando per i corridoi li si vede procedere per gruppi, quasi mondi che si sfiorano senza conoscersi a fondo.
Dopo cinque giorni di Workshop è stata la preside a spiegarci ciò che secondo lei era veramente successo: “Guardateli, ci ha detto, si vede da come camminano che sono cambiati. Ora hanno il coraggio di mettere il naso fuori dai loro ‘recinti’, di stabilire un contatto visivo, cioè di guardarsi veramente e non solo di passarsi accanto”. Un fatto che esprime il climax della società nella quale ci stiamo muovendo.
E a proposito di On the Other Side qualcuno ci ha detto che ha il sapore di uno spettacolo politico, perché tratta tutte le questioni chiave che l’umanità sta affrontando oggi. E’ stupefacente osservare le persone che incontriamo, gli inglesi del XXI secolo, popolo di storici colonizzatori che hanno portato ai quattro angoli del pianeta la propria lingua, cultura, stile di vita, ascoltare le parole delle canzoni con profonda attenzione, quasi raccoglimento e poi tornare a casa con una luce nuova negli occhi. Una prova e una conferma che anche questo pezzo di mondo vuole l’unità e l’accoglienza e che non cederà alla strategia del terrore.

Ora siamo in partenza per Londra dove il 26 novembre avremo il prossimo concerto… ci teniamo in contatto, a presto!